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Marisa MOLA
(Biografia)
ARTISTA DI NAZIONALITA’ ITALIANA, PITTRICE E POETESSA, DOCENTE DI
DISEGNO E STORIA DELL’ARTE. NEL 1979 INIZIA A FREQUENTARE L’ACCADEMIA
DI BELLE ARTI DI BARI, AVVALENDOSI DELL’ INSEGNAMENTO DEI PROFESSORI
NICOLA CARRINO E RICHARD ANTHOI. NEL 1982 E 1983 PARTECIPA, AD ANACAPRI,
A STAGES DI PITTURA TENUTI RISPETTIVAMENTE DA ENRICO BAJ E JOE TILSON,
ARTISTI D’IMPORTANZA INTERNAZIONALE, CON IL COORDINAMENTO DI NOTI
CRITICI D’ARTE: GIULIO CARLO ARGAN, ACHILLE BONITO OLIVA, GILLO DORFLES,
FILIBERTO MENNA.
DAL 1985 PARTECIPA A FIERE, MOSTRE E RASSEGNE D’ARTE: EXPO ARTE (BARI,
ITALIA), ARTE FIERA (BOLOGNA, ITALIA), IMMAGINA (REGGIO EMILIA, ITALIA),
ART (INNSBRUCK, AUSTRIA), VERNICE ART FAIR, (FORLI’, ITALIA), EUROP’ART
(GINEVRA, SVIZZERA), FIERA ARTERIA (MONZÒN HUESCA, SPAGNA), TOKIO ART
COLLECTION (TOKIO, GIAPPONE), ARTE FIERA (CATANIA, ITALIA), ART BASEL (BASILEA,
SVIZZERA), FERIA DE ARTE INDEPENDIENTE (MADRID, SPAGNA), ARTISSIMA (TORINO,
ITALIA).
LE SUE OPERE SONO PRESENTI IN COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE IN: ITALIA,
FRANCIA, AMERICA, AUSTRIA, SPAGNA, SVIZZERA, GERMANIA, GIAPPONE, GRECIA.
INDIRIZZO:
Marisa Mola
S.S.100 “Il
Baricentro” Lotto 12
70010
Casamassima (BA) ITALIA
Telefono
080 6970225 / Fax 080 6971315 / Cellulare 338 5966934
marisa.mola@virgilio.it
www.marisamola.com
www.gioac.it
www.galleriavernissage.com
QUOTAZIONI
OPERE: DA € 300,00 AD € 16000,00

Marisa MOLA
(Biography)
ITALIAN
ARTIST, PAINTER, POET AND ART HISTORY TEACHER. IN 1979 SHE BEGAN TO
ATTEND THE ART SCHOOL IN BARI, TAKING ADVANTAGE OF THE KNOWLEDGE PASSED
ON BY THE TEACHERS PROF. NICOLA CARRINO AND RICHARD ANTHOY. IN ANACAPRI
SHE ATTENDS ART STAGES HELD BY ENRICO BAJ IN 1982 AND BY JOE TILSON IN
1983, WORLDWIDE FAMOUS ARTISTS. THESE STAGES WERE COORDINATED BY
WELLKNOWN ART CRITICS: GIULIO CARLO ARGAN, ACHILLE BONITO OLIVA, GILLO
DORFLES, FILIBERTO MENNA.
SINCE 1985 SHE HAS PARTICIPATED IN EXHIBITIONS AND SHOWS: EXPO ARTE
(BARI, ITALIA), ARTE FIERA (BOLOGNA, ITALIA), IMMAGINA (REGGIO EMILIA,
ITALIA), ART (INNSBRUCK, AUSTRIA), VERNICE ART FAIR, (FORLI’, ITALIA),
EUROP’ART (GINEVRA, SVIZZERA), FIERA ARTERIA (MONZÒN HUESCA, SPAGNA),
TOKIO ART COLLECTION (TOKIO, GIAPPONE), ARTE FIERA (CATANIA, ITALIA),
ART BASEL (BASILEA, SVIZZERA), FERIA DE ARTE INDEPENDIENTE (MADRID,
SPAGNA), ARTISSIMA (TORINO, ITALIA).
WE FIND HER WORKS IN PUBLIC AND PRIVATE COLLECTIONS IN: ITALY, FRANCE,
AMERICA, AUSTRIA, SPAIN, SWITZERLAND, GERMANY, JAPAN, GREECE.
ADRESS: MARISA MOLA
S.S. 100 “IL BARICENTRO” LOTTO 12
70010 CASAMASSIMA (BA) ITALIA
TELEPHONE 080 697.02.25 / FAX 080 697.13.15 / CELLPHONE +39 338
5966934
marisa.mola@virgilio.it
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WORKS
PRICES RANGE:
FROM € 300,00 TO € 16000,00
Marisa Mola e’ nata a Fasano BR (Italia) il 21/04/1959.
La passione per l’arte si e’ manifestata sin dalla giovanissima età,
tanto da farle preferire scuole con indirizzo artistico. Dapprima ha
frequentato con successo l’Istituto Statale D’arte di Monopoli BA,
distinguendosi per la spiccata personalità e la forte creatività.
Diplomatasi a pieni voti, decide di proseguire gli studi artistici. Si
iscrive all’Accademia di “Belle Arti” di Bari scegliendo la sezione di
pittura. E’ l’anno 1979, continuano le sue partecipazioni a mostre e
rassegne d’arte di importanza regionale e nazionale. D’ora in avanti ci
saranno numerosi premi e riconoscimenti a sottolineare che ha intrapreso
il giusto percorso di studi. Dopo aver ottenuto l’abilitazione
all’insegnamento di Disegno e Storia dell’Arte, per diversi anni si
dedica a trasmettere ai suoi allievi l’interesse e la passione per
l’arte, tanto che anche molti studenti hanno poi proseguito con successo
gli studi artistici.
Tra il 1982 ed il 1983, insieme ad altri artisti provenienti da diverse
regioni italiane, sviluppa una ricerca pittorica caratterizzata dall’uso
di nuovi materiali. A seguire parte di questo lavoro, ci sono i maestri
Enrico Baj e Joe Tilson, artisti presenti sulla scena internazionale già
da tempo. Essi contribuiscono al perfezionamento del carattere artistico
della giovane pittrice. E’ in questo periodo che l’artista conosce ed
apprezza diversi critici d’arte, Carlo Giulio Argan, Gillo Dorfles,
Achille Bonito Oliva, Pietro Marino, Anna D’elia.
Apre il suo primo studio - galleria nel 1983 a Fasano, sua città natale,
città, che per gli anni in cui ha operato, gli ha sempre riconosciuto i
suoi meriti artistici. Più di una volta, le varie amministrazioni
comunali hanno invitato l’artista ad organizzare rassegne e mostre
d’arte; da citare una edizione, “Arte in collina” a Selva di Fasano con
la collaborazione della Biblioteca e il Comune di Fasano, che accolse
artisti provenienti da ogni parte d’Italia. Lasciato, artisticamente, il
paese di origine, dal 1998, l’artista Marisa Mola continua la sua
attività di insegnante, pittrice e poetessa anche in altre località e
regioni. Di quegli anni e’ l’incontro con un gallerista francese che
apprezza ed esporta in Francia diverse sue opere.
Lasciato l’insegnamento per dedicarsi a nuove sperimentazioni, decide,
nel 2004, di interessarsi esclusivamente alla produzione artistica
personale oltre alla promozione di altri giovani talenti.
A tal proposito apre la Galleria Vernissage a Bari, città acquisita ,
dove opera per gran parte del suo tempo, alternando la presenza in
città, a viaggi culturali in città d’arte, come Roma, Firenze, Venezia,
Parigi, Barcellona, Innsbruck, Tokio, Madrid, nelle quali allaccia
rapporti di lavoro con artisti e galleristi.
Dall’inizio del 2005 sta lavorando ad un nuovo progetto. Si tratta della
realizzazione di opere d’arte che raffigurano svariate metamorfosi della
figura umana, maschile e femminile, con un modo nuovo di reinterpretare
il genere umano, da sempre esplorato da artisti di tutti i tempi. Dai
grandi, Leonardo Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, fino ai più
recenti, Pablo Picasso, Fernand Léger, Tamara Gorski de Lempicka,
Sandro Chia. L’artista, porta avanti una ricerca accurata che avvicina
ed integra gli esseri viventi in un contesto naturale con un succedersi
di nuove rappresentazioni fantastiche dove la natura e l’uomo diventano
protagonisti assoluti ed incontrastati.
Seguono recenti giudizi critici di alcuni storici dell’arte:
<< …nella effervescenza di una rinnovata ispirazione figurativa connessa
a una visione bio-etnico-antropologica ove le atmosfere si distendono in
ampie spaziature di insieme, Marisa Mola dà il meglio di se stessa
convertendosi ad una religione pittorica panistica, contrassegnata da
elementi della terra che quasi indistintamente formano animistiche
figure di piante e alberi con sembianze umanoidi di forte estensione
vitale che si librano in eterei slanci di sinuose libertà.
Paesaggi, alberi, radici, per il calendario umano sono l’inizio del
viaggio della vita.
L’artista Mola, al top del suo corso figurativo-pittorico esprime la
“palma res” della sua storia scegliendo la natura nelle sue forme più
dinamiche, quasi ad esprimere in un concentrato di energie esplosive la
sua voglia di estendersi a 360 gradi nello spazio verde di campi,
giardini e campiture in movimento. Il risultato è una gamma di folti,
nutriti e benevoli intrecci di estensioni figurative bio-umane.
E’ per l’artista l’ingresso di un itinerario spettacolare che fa tappa
nelle piante e negli alberi le cui chiome attraverso metamorfosi umane
si elevano e agitano aritmicamente verso il cielo.
Difficile non rievocare oniriche visioni incantate di Pollockiana
memoria, lì ove finisce la terra e inizia un limbo in sospensione di
corpi umani ed elementi vegetali che si coniugano in dinamiche
consistenze e all’unisono celebrano la fluida danza della vita che vibra
all’ alitare di complici venti.
L’atmosfera pittorica è di verdi incantamenti, di mondi che ridivengono
giardini, orti, foreste i cui elementi animistici a ritmi di bio-danza
inneggiano alla purezza e all’armonia del creato secondo la melodia
della vita che frenetica, o sobria, o armonica, si compiace di elevare i
propri motivi al cielo.
Marisa Mola esalta il valore espressivo del suo sentire nel colore e nel
movimento che ricerca e ripropone in forme nuove. In “ Mia è la foresta “ e in “ Figure danzanti “ le tele sono ricoperte
all’inverosimile di corpi indefiniti, ghirigori e spirali che ondeggiano
nel vuoto creando risonanze cromatiche e…ritmico-ondulatorie.
“ La forza della vita “ rimarca un inno alla vita dato da un andare
verso, di un corpo accennatamente femminile seguito da altri che
coralmente incedono…
E così via nella “ Donna raggiante “ e “ Insieme “, mentre nel “
Paesaggio fantastico “ si aggiunge un elemento animale: un maestoso,
bianco cavallo che ripercorre il ritmo della danza.
Il dinamismo, lo “ stress “ che oggi si avverte nell’andamento del
quotidiano è una reazione umana agli stimoli del fuori di noi.
Può sembrare un paradosso, ma psicologia docet, senza di esso non c’è
benessere.
Sulle tele dell’artista Mola il fluido intrecciarsi del movimento quasi
di matissiana memoria non opera affastellamento né tanto meno confusione
ma esprime a pieno il senso del dinamismo dell’essere, quello della
coppia, quello dell’umanità fatta di natura, mente e corpo che si
elevano all’unisono nell’incessante corteo della vita.
L’artista è indiscutibile icona di iperattività e glamour, un
concentrato attivo di sogni e immaginazione, realismo ed emozione,
fantasia e curiosità di sapere, caparbietà e fiducia, elementi del
carattere che traspaiono dai segni delle sue opere, nei colori, nel
dinamismo delle forme dei suoi racconti pittorici.
“Ho fatto un sogno” era una espressione di Martin Luther King, che vedo
tanto appropriata all’artista che emerge dalla “terra” come il segno
femminile che la contraddistingue e da questa prende il volo, fermamente
convinte che per “la terra” c’è ancora il senso del sognare: Mola
attraverso il vigore delle ampie spaziature riccamente e minuziosamente
pennellate crea in terra ed è nel sogno. IL segreto della sua coscienza artistica è un “mix” giusto tra le due
locazioni che trovano unità nella dimensione dell’armonia estetica.
La priorità della visione antropologica dell’arte non la spinge verso il
basso, ma attraverso un candido naturalismo realistico, tende decisa al
volo che va oltre qualsiasi limite del descrittivo e del decorativo.
Nelle sue tele non vi è traccia di sudore, dolore, solitudine, anzi
l’individualismo artistico si apre ad una realtà cosmica, dove l’unità è
data dalla fusione flessuosa e ardimentosa degli elementi umani o
naturali.
Il segreto della vita serena di donne e uomini è in un eden senza il
peccato originale, ove ogni frammento del tutto si muove all’unisono per
decantare e perpetuare un sogno, è una preziosa amalgama di armonia,
dinamismo e ritmo che fissano il momento della tela nell’atmosfera
immobile e incantata dell’opera d’arte.
Si coglie nell’artista il desiderio di ritrovare tracce e segni di
immutabili simboli e culti della dea madre.
Nella sua visione naturalistica ritroviamo la primordialità degli
elementi del culto: l’acqua che trasuda nell’evanescenza delle
atmosfere, la terra con i suoi misteri, avvolgente teatro della vita,
l’aria che consacra le armoniche movenze, il fuoco ovvero la forza
dell’eros sacro promotore della vita stessa.
La coppia umana è più spesso presente e non poteva che essere tale una
pittura che inneggia alla Dea – Madre della rigenerazione, della sana
continuità nell’incessante corteo dell’esistenza che non ha la soluzione
di contuinità, che sgorga grazie all’eros, principio animatore e
conduttore del mondo.
Muoversi tanto, tutto si muove in natura cercando di raccogliere senza
perdere nulla.
Marisa Mola invita a seguire il ritmo di un living sinuoso e arcaico. IL movimento è dato da preziosi momenti in sequenza in cui non è
necessario pensare, anzi è esso stesso un flusso di pensieri liberi e
positivi in cui rilassarsi è affidarsi completamente all’onda
liberatoria.
IL dinamismo secondo la psicologia corrente è una reazione umana agli
stimoli esterni. E’ la condizione dell’umanità che vive. Esso porta in
risalita l’”ego” e trascina con se tutto il carico di entusiasmi,
desideri, emozioni, esperienze.
La sua esasperazione porta allo “stress”, ma la sua sana esuberanza
rende la vita piacevole, dà benessere.
Marisa Mola da vera artista, pregna di sensibilità, coglie questa
imminente condizione esistenziale e lo fa attraverso le calde forme
rotonde – la curva è tipicamente espressione del femminile – che si
snodano nell’etere, nei colori, ora tenui, ora dichiaratamente di toni
accesi e cromaticamente vibranti nell’onda del movimento, nella luce che
si irradia cadenzando il ritmo della tela.
L’arte dell’artista parte dalla terra, dal momento presente e si
proietta nel futuro infinito, che pur onirico continua a rispettare i
canoni di una naturalità prettamente umana, assecondata dal crisma della
bellezza che nasce spontanea dalla personalità solare della pittrice.
Le sue tele emanano armonia totale, spazi ariosi che protendono
all’accoglienza intima del visitatore.
IL magistero di Marisa Mola risiede nella particolare ideologia
dell’umanità e della natura, la cui fusione è una vera e propria icona,
una scultura sociale che vibra verso un infinito a 360 gradi. lL risultato è una splendida parabola esistenziale valorizzata da un
armonico senso estetico della narrazione figlia di una tradizione
escatologica antica, naturale indomabile.
>>
Prof.ssa
Carmela AMATI
<< …di fronte a noi abbiamo un’artista molto sensibile che vive a 360°
il proprio mestiere, che nel tempo ha maturato una straordinaria
conoscenza dei mezzi espressivi con cui riesce ad indagare nella
profondità dell’animo, per ritrovare e rivalutare i temi eterni che
l’umanità, distratta dal misero vivere quotidiano, dimentica troppo
facilmente. Così le stagioni della vita, l’amore, la condivisione, il
rispetto per la natura diventano visibili riflessioni artistiche.
Certamente tutte le esperienze professionali e artistiche fin qui
maturate, e vi posso assicurare che sono tantissime, hanno contribuito a
dirigere la ricerca della nostra pittrice verso uno stile moderno,
essenziale, dove colore, materia, gesto, supporto pittorico, si fondono
magicamente con la sua visione dichiaratamente femminile del mondo, con
la sua mediterraneità, con la sua cultura storico-artistica, con
l’apporto fondamentale delle diverse personalità che Marisa ha
incontrato, sui libri o dal vivo, o nei tanti viaggi e nelle tante
esposizioni in Italia e all’estero.
E’ così che nel tempo la sua mente, il suo cuore, i suoi occhi si sono
nutriti, catturando immagini di realtà fisiche e interiori, di luoghi
geografici, ma anche di luoghi della mente e del cuore, percepiti e
pensati con la ragione, filtrati con il sentimento; la ricerca razionale
della figura umana raggiunge nel tempo un’essenzialità che rasenta
l’astrazione, e si configura in forme semplici, bidimensionali, che
l’abilità decorativa dell’artista trasforma in uomini-donne-albero
che si intrecciano nei corpi, memori dei tronchi nodosi dei nostri
ulivi secolari, piante antropomorfe dalle possenti radici e dalle chiome
che si muovono in superfici arabescate, in tessiture cromatiche di
grande impatto percettivo.
Incrociando e sovrapponendo i motivi tipici delle visioni pittoriche di
cui dispone nel suo repertorio, già definite bio-etnico-antropologiche,
Marisa, pur in un’apparente caoticità, esprime i suoi sentimenti con
ordine, con chiarezza, con uno stile solare che privilegia il rapporto
decorativo come solo una donna pittrice può e sa fare.
Corpi di uomini e donne, cavalli, uniti alla Madre Terra, diventano
protagonisti di immagini vitali, tanto moderne e, nello stesso tempo
tanto antiche, nelle quali Marisa certamente esalta il valore
mediterraneo della sua pittura, una pittura che fa tesoro della cultura
artistica, per così dire “storica” del bacino mediterraneo e la unisce
al sentimento che nutre per la vita, per la sua terra e al suo modo di
comunicarlo.
Uomini-alberi-ulivi subiscono metamorfosi: esseri umani e natura, alberi
e piante, allora si fondono, si trasformano e raggiungono
quell’espressione pura che trasporta il fruitore dell’opera in mondi
originari, primitivi, incontaminati, e per questo degni di essere difesi
dalle teorie di corpi.
La forma e la ripetizione ritmica delle figure che danzano sulla tela,
si associano a paesaggi e atmosfere che, come luoghi universali, celano
nel loro dinamismo, l’essenza e la vitalità primordiale della vita.
Terra, acqua e fuoco diventano simboli atavici che Marisa dipinge per
necessità interiore, per quel bisogno di meditare, ma anche per quel
bisogno che sente di riportare in luce gli aspetti essenziali della
vita.
Fuoco e acqua, i principi antagonisti, che dalle origini dell’umanità,
presiedono alla morte e alla rinascita e, quindi, alla vita, diventano
motivi ricorrenti.
I falò creati con gli intrecci cromatici, disposti ritmicamente
rappresentano il fuoco nuovo, intorno al quale si riunisce la
comunità, un fuoco che brucia le cose morte e le fa ritornare alla vita:
è il trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo, che per la
nostra pittrice non è difficile riscaldare con un grande sole che
ramifica i suoi raggi e li fa intrecciare e congiungere all’uomo.
Così la terra dipinta da Marisa si rigenera recuperando le immagini di
quei falò che dopo il raccolto, nella calura estiva, ardono nelle
distese di campi, e le cui visioni inebriano l’occhio e l’olfatto.
La purificazione con il fuoco risulta così complementare alla
purificazione con l'acqua, che nel suo continuo trasformarsi e muoversi,
nutre, disseta, alimenta: le cascate d’acqua che fungono da fondali in
alcune opere simboleggiano il luogo di nascita dell’Universo, anima del
Mondo, Madre per eccellenza, generatrice di vita, e quindi dell’Amore,
quell’Amore che, come l’Acqua, abbraccia senza stringere, come si
abbracciano gli uomini e le donne che si donano per donare la vita.
Marisa ogni volta che lavora opera una ricerca che la conduce allo stato
puro della sua artistica visione dell’universo, quello stato che
diventa, per l’essenzialità delle immagini, la sintesi di tutto e dal
quale tutto può ripartire.
Davanti ai nostri occhi, le associazioni di forma e colore, ora
violente, ora pacate, sono rese veloci dagli “intrighi” cromatici; la
conoscenza del colore e la bravura nell’esaltare i suoi molteplici
effetti, consentono a Marisa di esprimersi come un musicista, disponendo
le forme e le figure colorate a diversi livelli, come fossero note di un
pentagramma.
L’artista svela così il suo interesse non verso il colore, ma verso il
rapporto tra colori. Un grande maestro del ’900 Henri MATISSE,
considerato un “fauve”, un selvaggio, per la violenza dei suoi
colori, diceva che “…un’unica tonalità non è che un colore; due
tonalità sono un accordo, sono vita”. Ed è proprio la vita che la nostra artista si diverte a ricercare con la
sua tavolozza, una tavolozza usata a mò di strumento musicale, che
produce innumerevoli accordi cromatici.
Esprimendo così l’armonia e i contrasti della vita, il sinuoso
movimentarsi della natura, dove l’uomo si distende in un ritmico fluire
di passioni, di abbracci, di fremiti, di spinte, che Marisa restituisce
alla pittura il suo valore lirico.
Ogni elemento della composizione viene esaltato per effetto dei
contrasti e delle armonie, e giunge chiaro e pacato, così che i nostri
occhi possano godere di quel silenzioso rapporto che si stabilisce
magicamente tra il dipinto e chi guarda, così che del riposo del gesto
pittorico possa godere dopo la fatica sia l’autrice che chi guarda,
perché si sa che il suono si può sentire chiaramente solo quando sorge
dal silenzio.
Per Marisa, linee, contorni, forme colori, luci e ombre si liberano dai
limiti dell’imitazione oggettiva, della semplice rappresentazione, e ci
forniscono la sua illustrazione del mondo, della vita, dell’universo,
che proprio attraverso le immagini, si chiariscono nella sua e nella
nostra coscienza.
Inoltre, Marisa arricchisce alcune sue creazioni di tagli, che se
da un lato rivendicano l’unicità del gesto artistico come ulteriore
conferma che l’arte non è del tutto riproducibile, dall’altro esaltano
il valore tridimensionale del supporto pittorico che così va oltre la
sua superficie, valica i confini materici e si fonde con il reale, con
l’aria, con la luce, sposa lo spazio, il quadro entra nella vita.
L’artista così apre la sua anima e la offre.
Ed ecco che la pittura, si carica di un nuovo affascinante potere
evocativo, capace di sprofondare negli abissi dell’intimo e di seguire
un programma che accanto all’arte non esclude la poesia, la musica, la
filosofia. >>
Prof.ssa Maria DE MOLA
<< …le pirotecniche e policromatiche invenzioni dell’artista Marisa Mola
suscitano stupore e meraviglia nello spettatore.
Paesaggi frutto delle sue elaborazioni personali, non già del reale
contingente, sfruttano al meglio le
capacità innate dell’artista di creare dal nulla mondi sognati e
sognanti.
Figure bianche stilizzate contro uno sfondo dal verde intenso
s’intrecciano in ghirigori, sprizzando gioia di vivere e desiderio di
una spiritualità non mistica bensì dionisiaca.
C’è un qualcosa di misterioso e primitivo nella pittura di Marisa Mola,
in una vorticosa danza antica intorno a strani fuochi fatui, e quel
qualcosa è il talento creativo di una vera artista. >>
Dott.ssa Nadine Giove
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